Rosso Veneto I.G.T. Marselan  -  Redalmo - vaigustando

Rosso Veneto I.G.T. Marselan

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Rosso Veneto I.G.T. Marselan  -  Redalmo - vaigustando

Rosso Veneto I.G.T. Marselan

Prodotto in Veneto
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Il Prodotto in Breve:

✓ Rosso Veneto IGT da uve Marselan in purezza

✓ Vitigno raro in Italia, incrocio tra Grenache e Cabernet Sauvignon

✓ Coltivato nella zona collinare di Lonigo, sui Colli Berici

✓ Affinamento in acciaio inox per circa 6-8 mesi

✓ Profilo intenso e originale, con tannino fine e buona freschezza

✓ Annata: 2024

✓ Colore rosso porpora con riflessi violacei

✓ Ideale con salumi, risotti, arrosti e formaggi di media stagionatura

Rosso IGT Marselan di Redalmo è il racconto di una sperimentazione riuscita, di una scelta originale che porta nel cuore dei Colli Berici un vitigno ancora quasi sconosciuto in Italia. Il Marselan, varietà a bacca nera di origine francese nata dall’incrocio tra Grenache e Cabernet Sauvignon, trova qui una lettura autentica e territoriale, capace di unire carattere, riconoscibilità e piacevolezza di beva. I vigneti di proprietà si trovano nella zona collinare di Lonigo, su terreni di origine marina, calcarei e argillosi, a un’altitudine compresa tra i 150 e i 200 metri sul livello del mare: un contesto che contribuisce a definire l’identità di questo rosso, intenso ma equilibrato.

Nel calice si presenta con un rosso porpora dai riflessi violacei. Al naso emergono note verdi di peperone, sentori di ribes nero, ciliegia, violetta, lampone e sottobosco, mentre il sorso si distingue per equilibrio, morbidezza e tannini fini, accompagnati da una buona freschezza che ne rende la beva particolarmente piacevole. L’affinamento in acciaio inox per circa 6-8 mesi preserva la fragranza varietale e la precisione espressiva del vino. È un rosso originale, da scoprire oggi, ma interessante anche con qualche anno sulle spalle, capace di accompagnare con naturalezza salumi del territorio, risotti, carni rosse, arrosti e formaggi di media stagionatura come Asiago e Monte Veronese.

Scheda Prodotto:

Vitigno: 100% Marselan (vitigno di origine francese, incrocio tra Grenache e Cabernet Sauvignon)

Denominazione: Veneto I.G.T.

Zona di produzione: Lonigo, Colli Berici (Vicenza)

Caratteristiche Terreni: Terreni calcarei di origine marina con argille rosse

Altitudine: 150-200 m s.l.m.

Sistema di allevamento: Guyot

Metodo di difesa: Lotta integrata senza utilizzo di diserbanti, per preservare la biodiversità del suolo

Raccolta: Manuale in casse, a metà settembre, nelle prime ore del mattino

Vinificazione: Macerazione prefermentativa a freddo a circa 8°C per 3 giorni in vasche di acciaio inox, seguita da fermentazione alcolica di circa 15 giorni con rimontaggi, follature giornaliere e delestage

Affinamento: In acciaio inox per circa 6-8 mesi

Colore: Rosso porpora tendente al viola

Note organolettiche: Profumo fruttato con sentori di ciliegia, ribes nero, violetta, lampone, peperone e sottobosco. Al palato è equilibrato, morbido, con tannini fini e delicati, sostenuti da una buona freschezza.

Gradazione Alcolica: 13,00%

Abbinamenti: Sopressa, prosciutto crudo locale, risotto con zucca e/o radicchio, carni rosse, arrosti, Asiago e Monte Veronese di media stagionatura.

Il Territorio

Dalle terre vulcaniche del Soave alle colline calcaree dei Berici, un viaggio tra Verona e Vicenza alla scoperta di due territori che raccontano anime diverse e complementari del vino veneto.

A est di Verona, il Soave si distende sulle colline che accompagnano la pianura verso i rilievi della Lessinia. Più a est, nel territorio vicentino, emergono i Colli Berici, un sistema collinare dalla forte identità geologica e paesaggistica. Due territori distinti, accomunati da una storia viticola antica e da un rapporto con la terra che ancora oggi determina il carattere dei loro vini. Qui la vite non è semplicemente una coltura. È parte del paesaggio, della storia delle famiglie e dell'identità dei paesi. Filari, muretti, corti rurali, ville, castelli e piccoli borghi raccontano una civiltà agricola costruita nel corso dei secoli, nella quale il vino è diventato uno dei modi più autentici per interpretare il territorio.

Soave: la terra dei vulcani e della Garganega

Il Soave è uno dei territori storici del vino italiano. Il suo cuore si trova sulle colline orientali della provincia di Verona, intorno ai comuni di Soave e Monteforte d'Alpone, dove la vite occupa pendii e dorsali modellati da un'origine geologica straordinariamente complessa. Il borgo medievale di Soave, dominato dal suo castello e ancora racchiuso dalle antiche mura, è l'immagine più conosciuta di questo territorio. Ma per comprenderne davvero i vini bisogna salire sulle colline, seguendo le strade che attraversano vigneti, contrade e piccoli nuclei rurali fino a Monteforte d'Alpone.

È qui che emerge uno degli elementi più affascinanti del Soave: la sua origine vulcanica. Milioni di anni fa questa parte del Veneto fu interessata da un'intensa attività vulcanica. Basalti, rocce laviche e tufi affiorano ancora oggi in molte delle colline orientali della denominazione, alternandosi a zone di matrice calcarea. È una diversità geologica che si riflette direttamente nei vini, dando vita a interpretazioni differenti anche a poca distanza l'una dall'altra.

Su queste terre la Garganega ha trovato nei secoli il proprio habitat naturale. Vitigno antico e profondamente legato al territorio veronese, la Garganega possiede una naturale capacità di interpretare il luogo in cui cresce. Nei migliori vigneti collinari del Soave sa unire maturità del frutto, freschezza, tensione e una componente sapida e minerale che diventa progressivamente più evidente con il tempo. Accanto alla Garganega trova spazio il Trebbiano di Soave, presenza storica capace di contribuire con freschezza e precisione al profilo dei vini.

Il Soave Classico identifica il nucleo storico della denominazione, sulle colline di Soave e Monteforte d'Alpone. È un paesaggio costruito nel tempo, dove in molti punti la viticoltura si sviluppa su pendii importanti e il lavoro dell'uomo ha seguito la morfologia naturale delle colline anziché modificarla. Qui altitudine, esposizione, ventilazione e natura dei suoli cambiano da una contrada all'altra. È proprio questa frammentazione a rendere il Soave un territorio sorprendentemente articolato: non un unico vino, ma molte interpretazioni della Garganega e della collina veronese.

Nei vini più giovani prevalgono freschezza, fiori, frutto e immediatezza. Nei Soave provenienti dai vigneti più vocati e lasciati evolvere, il tempo porta invece alla luce una dimensione più profonda: note di erbe, agrumi maturi, frutta gialla, pietra e sfumature minerali si intrecciano in vini capaci di acquistare complessità anche dopo diversi anni. È forse proprio il tempo uno degli strumenti migliori per comprendere il grande Soave: vini apparentemente delicati da giovani possono rivelare, con l'evoluzione, una profondità e una longevità sorprendenti.

Colli Berici: pietra, sole e grandi rossi

Lasciando il Veronese e spostandosi verso Vicenza, il paesaggio cambia. I Colli Berici emergono dalla pianura vicentina come un'isola di colline. Il profilo è più morbido, il clima generalmente più caldo e la vegetazione mediterranea convive con boschi, ulivi e vigneti. Ville venete, piccoli borghi e antiche corti rurali testimoniano una storia nella quale agricoltura e cultura hanno modellato insieme il paesaggio.

Anche qui è la geologia a definire profondamente l'identità del vino. I Colli Berici hanno una prevalente matrice calcarea e sedimentaria, derivata da antichi fondali marini, alla quale si affiancano in alcune aree testimonianze di attività vulcanica. Rocce calcaree, argille e terreni ricchi di scheletro creano condizioni particolarmente favorevoli alla vite, mentre l'esposizione delle colline e il clima relativamente mite permettono maturazioni complete e regolari.

Se il Soave trova la propria voce più riconoscibile nella Garganega, i Colli Berici mostrano invece una spiccata vocazione per i vini rossi. Il vitigno simbolo è la Tai Rosso, varietà storicamente radicata soprattutto nell'area di Barbarano e dei Berici meridionali. È un'uva capace di dare vini fragranti, speziati e di grande bevibilità, nei quali il frutto incontra spesso note di erbe mediterranee e una trama delicatamente sapida.

Accanto alla Tai Rosso, i Colli Berici hanno dimostrato nel tempo una particolare affinità con varietà come Carmenère, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot. Il clima, le esposizioni e i terreni calcareo-argillosi permettono a queste uve di raggiungere maturazioni profonde mantenendo equilibrio, dando origine a vini capaci di coniugare struttura, eleganza e longevità. Anche il Carmenère, a lungo confuso nei vigneti con il Cabernet Franc, ha trovato nei Colli Berici una delle sue espressioni italiane più interessanti.

Due territori, due modi di raccontare il Veneto

Soave e Colli Berici sono separati da pochi chilometri di pianura, ma raccontano due anime profondamente diverse della viticoltura veneta. Nel Soave dominano la Garganega, le antiche terre vulcaniche, l'altitudine e la tensione dei grandi bianchi. Nei Colli Berici il paesaggio diventa più caldo e mediterraneo, il calcare assume un ruolo centrale e sono soprattutto i rossi a trovare profondità e carattere.

Da una parte le colline di Monteforte d'Alpone e Soave, con le loro contrade e i vigneti che affondano le radici in antiche rocce vulcaniche. Dall'altra le alture vicentine, dove calcare, argilla, boschi e vigne accompagnano lo sguardo verso la pianura. A unirli è una cultura agricola antica, fatta di famiglie, vigneti tramandati, osservazione delle stagioni e conoscenza dei singoli appezzamenti.

Oggi questi territori stanno vivendo una nuova stagione. Sempre più produttori lavorano per riportare al centro vigneto, biodiversità, identità dei suoli e riconoscibilità delle singole zone, cercando nei vini non soltanto qualità, ma una relazione sempre più precisa con il luogo da cui provengono. Perché il valore più profondo di questi territori non sta semplicemente nella loro capacità di produrre grandi vini. Sta nella possibilità di riconoscere, dentro un bicchiere, la collina da cui quel vino proviene.

Il basalto e la Garganega del Soave. Il calcare, il sole e i rossi dei Colli Berici. Due paesaggi, due identità, due modi diversi di raccontare attraverso il vino la straordinaria varietà del Veneto.

Il Produttore

Ci sono cantine che nascono da una tradizione secolare, e altre che prendono forma da una visione contemporanea. Redalmo appartiene a questa seconda dimensione: una realtà giovane, ma già profondamente radicata nella cultura agricola veneta. Il progetto nasce dall’incontro tra Elisa Dal Cero e Mattia Molinaro, due percorsi familiari legati alla terra che trovano nella viticoltura una sintesi naturale. Qui il vino non è solo produzione, ma interpretazione del territorio, costruzione di identità, ricerca di equilibrio tra memoria e futuro. Redalmo si sviluppa tra due aree complementari del Veneto orientale: i Colli Berici e la Val d’Alpone. Due paesaggi viticoli distinti per origine geologica e microclima, ma accomunati da una forte vocazione enologica.

Nei Colli Berici, tra Lonigo e Alonte, i suoli calcareo-marnosi e le argille rosse di origine marina conferiscono ai vini profondità e struttura. In Val d’Alpone, invece, la matrice vulcanica e le altitudini più elevate disegnano un profilo più minerale e verticale, dove freschezza e tensione diventano elementi distintivi. Il lavoro in vigna segue un approccio agronomico consapevole, orientato alla salvaguardia degli equilibri naturali. La gestione del suolo privilegia tecniche a basso impatto ambientale e una visione che pone al centro la biodiversità. È in questo contesto che nascono vini capaci di restituire con precisione il carattere del luogo. La scelta varietale rappresenta uno degli elementi più distintivi del progetto: accanto ai vitigni storici del Veneto, Redalmo esplora varietà meno diffuse come il Marselan, interpretando la viticoltura contemporanea come un dialogo continuo tra tradizione e ricerca. In cantina l’approccio è improntato alla misura e alla precisione.

Le vinificazioni sono condotte con l’obiettivo di preservare integrità aromatica, equilibrio e leggibilità territoriale. Gli affinamenti sono calibrati in funzione del vitigno e dell’annata, evitando eccessi stilistici e privilegiando un’espressione autentica e coerente. Il risultato è una gamma di vini che unisce accessibilità e profondità, con uno stile riconoscibile fondato su freschezza, tensione e finezza. Redalmo è l’incontro tra suoli diversi e visioni complementari. Tra ricerca varietale e rispetto dell’origine. Tra una nuova generazione di vignaioli e la memoria profonda del territorio veneto. La presenza di Redalmo su Vaigustando rappresenta una naturale convergenza di valori: la volontà di sostenere produttori indipendenti capaci di interpretare il territorio con autenticità e la selezione di vini che raccontano il Veneto contemporaneo attraverso un linguaggio enologico preciso, sostenibile e identitario.

Conservazione
  • Conservare in luogo fresco e asciutto
Politica di Reso

Il reso dei prodotti è possibile fino a 14 giorni dal ricevimento della merce. Maggiori informazioni sulle modalità nella pagina Diritto di Recesso

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