Maciete Fumé Sauvignon Veneto I.G.T.

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Maciete Fumé Sauvignon Veneto I.G.T.

Maciete Fumé Sauvignon Veneto I.G.T.

Prodotto in Veneto
Prodotto da Agricoltura Biologica
E' Vietata la vendita di prodotti alcolici ai minori di anni 18
Disponibile
€26,68 Prezzo unitario €35,57/l
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Il Prodotto in Breve

✓ Annata 2023 – Sauvignon Veneto IGT

✓ 100% Sauvignon Blanc – produzione limitata

✓ Campiano, Alta Valpolicella orientale – progetto Gini avviato nel 1987

✓ Vigneto di circa 2 ettari con esposizione a sud

✓ Una produzione limitata per veri intenditori

✓ Vigneti condotti in agricoltura biologica certificata

✓ Vendemmia manuale in cassette e breve macerazione sulle bucce

✓ Vinificazione: breve macerazione sulle bucce; fermentazione parte in acciaio e parte in fusti di rovere, senza aggiunta di solfiti.

✓ Profilo: fresco e sapido, floreale e fruttato, con elegante impronta minerale

✓ Gradazione alcolica: 13% vol.

Una suadente cornice minerale. Maciéte Fumé Sauvignon Veneto IGT nasce a Campiano, nell’Alta Valpolicella orientale (VR), dove nel 1987 Gini intraprese un progetto di recupero e valorizzazione ambientale, riportando questi terreni alla loro antica bellezza. È qui che iniziò il viaggio della famiglia nella coltivazione di Pinot Nero, Chardonnay e Sauvignon, varietà che in questo ambiente di alta collina hanno trovato condizioni capaci di esaltarne carattere ed eleganza. Maciéte Fumé nasce da una produzione limitata di circa 2 ettari, da viti di Sauvignon con un’età media di 30 anni. Il vigneto, esposto a sud, si trova sulle alte colline di Campiano, dove le radici affondano in terreni argilloso-calcarei. I vigneti sono condotti in agricoltura biologica certificata e la vendemmia viene effettuata manualmente, raccogliendo le uve in cassette.

Dopo la pigiatura, il mosto rimane per un breve periodo a contatto con le bucce. La fermentazione viene condotta in parte in vasche d’acciaio e in parte in fusti di rovere, con vinificazione e fermentazione senza aggiunta di solfiti. Terminata la fermentazione alcolica non viene effettuato alcun travaso: il vino nuovo rimane a contatto con i propri lieviti fino all’arrivo dell’estate. Viene quindi assemblato, imbottigliato e lasciato affinare ancora per alcuni mesi in bottiglia. Nel bicchiere si presenta giallo paglierino brillante con riflessi verdognoli. Il profilo è elegante, con sentori fruttati e floreali che si intrecciano a una precisa componente minerale e sapida. Al palato è ampio e fresco, con richiami di mela e biancospino, una bella tensione minerale e una delicata nota vanigliata in chiusura. Un Sauvignon che non ricerca soltanto l’immediatezza aromatica del vitigno, ma ne mette in luce finezza, freschezza e mineralità, raccontando attraverso il calice il carattere particolare delle colline di Campiano.

Il nome racchiude infine la sua origine: “Maciéte”, nel dialetto veronese, indica una piccola macchia, intesa come un piccolo appezzamento di terreno, mentre “Fumé” richiama il Sauvignon. Una produzione limitata, pensata per scoprire una delle interpretazioni più personali di questo vitigno secondo Gini.

Scheda Prodotto:

Denominazione: Sauvignon Veneto IGT.

Annata: 2023.

Vitigno: Sauvignon Blanc 100%.

Zona di produzione: Campiano – Alta Valpolicella orientale, Veneto.

Vigneto: Circa 2 ettari, con esposizione a sud e viti di Sauvignon di circa 16 anni di età media.

Terreni: Suoli argilloso-calcarei.

Agricoltura: Vigneti condotti in agricoltura biologica certificata.

Vendemmia: Raccolta manuale con uve deposte in cassette.

Note organolettiche: Colore giallo paglierino brillante con riflessi verdognoli. Al naso è elegante, con note fruttate e floreali accompagnate da richiami minerali ed erbacei. Al palato è ampio, fresco e sapido, equilibrato e naturale nello sviluppo, con sentori di mela e biancospino. La componente minerale accompagna il sorso verso una chiusura elegante, delicatamente vanigliata.

Gradazione alcolica: 13% vol.

Vinificazione: Le uve sono raccolte a mano in cassette. Dopo la pigiatura il mosto viene lasciato a macerare a contatto delle bucce per breve tempo. La fermentazione viene svolta per parte del mosto in acciaio e per l’altra in fusti di rovere. Vinificazione e fermentazione senza aggiunta di solfiti.

Affinamento: Terminata la fermentazione alcolica non si esegue alcun travaso, il vino nuovo è lasciato a contatto con i propri lieviti fino all'arrivo dell’estate. Dopo qualche mese viene assemblato e imbottigliato. Segue adeguato affinamento in bottiglia per alcuni mesi.

Temperatura di servizio: 10°C.

Abbinamenti: Primi piatti di pasta o riso, pesce e carni bianche. Particolarmente interessante con preparazioni vegetali come un risotto agli asparagi, dove freschezza e componente aromatica trovano un abbinamento naturale.

Filosofia produttiva: Maciete Fumé appartiene al progetto di alta collina avviato da Gini a Campiano nel 1987. Una produzione limitata che interpreta il Sauvignon attraverso agricoltura biologica certificata, vendemmia manuale e un lavoro di cantina tra acciaio e rovere, lasciando emergere soprattutto la freschezza, la sapidità e l’impronta minerale del territorio.

Il Territorio

Tra Verona e le colline che guardano il Garda, una valle di pietra, vigne e memoria accoglie l’essenza più autentica del vino veneto.

Situata tra Verona e il Lago di Garda, la Valpolicella è un mosaico di colline, vigneti e borghi in pietra che raccontano secoli di civiltà, di lavoro e di bellezza. È una valle che respira il ritmo della terra, dove ogni stagione ha un profumo e ogni gesto conserva un sapere antico. Il nome “Valpolicella” deriva probabilmente dal latino vallis poli cellae, “valle dalle molte cantine”: un destino scritto sin dalle origini, quando già in epoca romana il vino era parte integrante della vita e della cultura di queste colline. Le prime testimonianze di coltivazione della vite risalgono al I secolo d.C., e nel corso dei secoli il vino della Valpolicella è divenuto simbolo di un’arte paziente, tramandata di generazione in generazione. Tra le pievi romaniche, le corti rurali e le ville venete, si legge la stratificazione di una storia che ha saputo unire nobiltà e contadini, fede e lavoro, terra e spirito. Ogni pietra, ogni filare, ogni borgo come Fumane, Marano, Negrar o San Pietro in Cariano, racconta di una comunità che ha costruito la propria identità attorno al vino.

La Valpolicella è un territorio unitario ma complesso, articolato in tre grandi aree, ciascuna con un carattere distinto che contribuisce all’armonia complessiva dei suoi vini.

La Valpolicella Classica, la più antica e conosciuta, comprende i comuni storici di Fumane, Marano, Negrar, San Pietro in Cariano e Sant’Ambrogio di Valpolicella. Qui la vite cresce su suoli calcarei e marne bianche, in un paesaggio di straordinaria bellezza. È la culla dell’Amarone e del Recioto, vini intensi e complessi, nati da un equilibrio perfetto tra natura, tecnica e intuizione umana.

La Valpantena, situata più a est, è una valle verde e armoniosa, dove i vigneti si alternano a oliveti e boschi. È definita la “valle di tutti i doni”, grazie alla sua esposizione ideale e ai suoli ricchi di minerali. I vini qui esprimono eleganza, freschezza e verticalità: un’altra voce, più sottile ma altrettanto profonda, nel grande coro della Valpolicella.

La Valpolicella Orientale, che abbraccia i comuni di Mezzane, Illasi e Cazzano di Tramigna, si distingue per la forza e la struttura dei suoi vini. I terreni di origine vulcanica e il clima più secco donano rossi potenti, di carattere e grande longevità, capaci di rappresentare il lato più deciso e contemporaneo della tradizione.

Il paesaggio della Valpolicella è un museo a cielo aperto. Le ville venete del Rinascimento, costruite dalle famiglie nobili veronesi, si alternano a pievi romaniche come San Giorgio di Valpolicella, uno dei luoghi più antichi e suggestivi del territorio. Le corti rurali in pietra raccontano invece la vita contadina, la fatica e la gioia di un mestiere che ancora oggi si riconosce nei gesti quotidiani dei vignaioli. In Valpolicella il tempo è il vero protagonista: il tempo dell’appassimento, quando le uve vengono adagiate nei fruttai e l’aria dell’inverno le asciuga lentamente, concentrandone profumi e sapori; il tempo della fermentazione e dell’attesa, che trasforma il mosto in vino; il tempo della memoria, che lega ogni annata alla successiva come i capitoli di una stessa storia. L’Amarone, il Recioto e il Valpolicella Superiore non sono solo vini, ma forme di racconto: storie di mani, di pazienza e di visione. Ogni bottiglia racchiude l’essenza di questa valle: la forza della pietra, la dolcezza dei colli, la sapienza dell’uomo. Oggi la Valpolicella è una delle zone vitivinicole più prestigiose d’Italia, ma resta fedele alla sua anima autentica. Le nuove generazioni di produttori hanno saputo innovare con rispetto, mantenendo viva la cultura della vigna e della comunità. Ogni cantina, piccola o grande, custodisce la stessa consapevolezza: che il vino, qui, non nasce solo dalla terra, ma dall’incontro tra memoria, identità e tempo. La Valpolicella è una valle che non smette di insegnare il valore della lentezza, dell’ascolto e della continuità. È un luogo dove il vino non si beve soltanto: si vive.

Il Produttore

Ci sono cantine che hanno contribuito a scrivere la storia del vino italiano, e altre che quella storia la vivono da secoli. Gini appartiene a questa seconda categoria. A Monteforte d'Alpone, nel cuore del Soave Classico, la famiglia coltiva la vite almeno dal 1570, attraversando quindici generazioni senza mai interrompere il proprio legame con la terra. Un percorso lungo oltre quattro secoli che non racconta soltanto la continuità di un cognome, ma la straordinaria capacità di custodire un patrimonio fatto di vigne, conoscenze e sensibilità, tramandato di padre in figlio fino ai giorni nostri. La data simbolo scelta dalla famiglia è il 22 gennaio 1570, giorno delle nozze di Giobatta, figlio di Antonio Gini. Da quel momento prende forma una delle più antiche storie vitivinicole del Veneto. Nei secoli la famiglia ha attraversato guerre, cambiamenti sociali ed evoluzioni della viticoltura, rimanendo fedele al proprio territorio e a una convinzione profonda: il vino non può essere costruito, ma soltanto accompagnato con rispetto, esperienza e pazienza. Questa filosofia trova la sua massima espressione nel concetto che accompagna da sempre il lavoro della famiglia Gini: il tempo. Il tempo necessario affinché una vite affondi lentamente le proprie radici nella roccia vulcanica, il tempo delle stagioni che scandiscono la vita del vigneto, il tempo dell'attesa durante l'affinamento e quello dell'evoluzione in bottiglia.

Per Gini il tempo non è semplicemente una misura, ma il primo ingrediente di ogni grande vino. È sulle colline di Monteforte d'Alpone che nasce l'anima storica dell'azienda. Nel cuore del Soave Classico, le antiche vigne di Garganega affondano le radici in suoli di origine vulcanica, ricchi di basalti, tufi e venature calcaree formatisi milioni di anni fa. Da questo straordinario patrimonio geologico nascono grandi vini bianchi da invecchiamento, capaci di evolvere lentamente mantenendo vive acidità, freschezza e una marcata impronta minerale. La longevità delle viti, la complessità dei terreni e la varietà dei microclimi definiscono la vocazione di un terroir unico, capace di produrre Soave di profondità, eleganza e sorprendente capacità evolutiva. Tra i beni più preziosi custoditi dalla famiglia vi sono le vecchie vigne di Garganega, alcune ultracentenarie, molte ancora prefillosseriche e a piede franco. In un'epoca in cui il rinnovo dei vigneti rappresentava la scelta più semplice, Gini ha deciso di non estirpare le proprie vigne storiche, preservando una ricchezza genetica e clonale praticamente unica nel panorama del Soave. Le radici penetrano profondamente nella roccia vulcanica, raggiungendo acqua e sali minerali anche nelle annate più difficili. È proprio questa profondità radicale a contribuire alla sapidità, alla complessità e alla longevità che distinguono i vini della famiglia.

La natura, per Gini, non è mai stata qualcosa da dominare, ma una realtà da osservare e ascoltare. L'azienda conduce i vigneti secondo i principi dell'agricoltura biologica certificata, rispettando i ritmi naturali della pianta e prestando attenzione anche alle fasi lunari. Sovesci, inerbimenti, tutela dei boschi e degli alberi che circondano le vigne, conservazione della fertilità del suolo e salvaguardia della biodiversità sono pratiche adottate ben prima che diventassero temi centrali nella viticoltura contemporanea. Nel cru Contrada Salvarenza, studi dedicati all'ecosistema hanno rilevato oltre duecento specie di insetti, testimonianza della vitalità di un ambiente agricolo sano e armonioso. Negli anni Ottanta i fratelli Sandro e Claudio Gini imprimono una nuova svolta alla storia dell'azienda. Sandro approfondisce il mondo dei lieviti indigeni, scoprendo nella cantina una biodiversità microbiologica straordinaria e arrivando a eliminare l'anidride solforosa durante la vinificazione delle uve per preservarne la purezza. Una scelta pionieristica, capace di anticipare molti dei temi che avrebbero segnato l'enologia dei decenni successivi. Claudio consolida invece una visione agronomica legata alla viticoltura biologica e biodinamica, rafforzando il rapporto tra equilibrio naturale, qualità delle uve e identità del vino.

La ricerca della massima espressione del Soave Classico porta la famiglia a valorizzare due vigneti destinati a diventare autentici riferimenti della denominazione: La Froscà, nata nel 1985, e Contrada Salvarenza, presentata nel 1989. Ogni cru racconta una personalità diversa, modellata dalla geologia, dall'esposizione, dall'altitudine e dai microclimi di Monteforte d'Alpone. Le uve vengono interpretate senza forzature, lasciando che siano la vendemmia e il vigneto a guidare le scelte in cantina. Nascono così Soave Classico che non inseguono l'immediatezza, ma trovano nel tempo il proprio migliore alleato, crescendo in mineralità, profondità e complessità. La ricerca dell'autenticità non si è fermata alle colline del Soave Classico. Tra i rilievi dell'Alta Valpolicella orientale, la famiglia Gini ha dato vita a uno dei suoi progetti più ambiziosi: Tenuta Scajari. Tra le colline di Campiano, nel comune di Cazzano di Tramigna, a quote comprese tra i 400 e i 600 metri, si apre un paesaggio di rara bellezza, dove boschi, ciliegi, uliveti e vigneti convivono in un equilibrio naturale ancora intatto.

Il nome Scajari deriva dalla parola dialettale scaja, utilizzata per indicare le piccole scaglie calcaree giallo-rossastre originate dalla lenta disgregazione della roccia stratificata del sottosuolo. Tenuta Scajari rappresenta il desiderio di stabilire una connessione ancora più profonda con la natura: un piccolo paradiso terrestre dove la costante ventilazione, l'eccellente esposizione al sole, le importanti escursioni termiche e la ricchezza dei terreni calcarei, sassosi e argillosi, arricchiti da componenti vulcaniche, permettono di ottenere vini dinamici, eleganti e dalla complessità minerale intensa. Dal 1987 un importante progetto di recupero ambientale ha restituito ai terreni di Campiano la loro antica bellezza, preservando le caratteristiche naturali del paesaggio e la vitalità dell'ecosistema. Da questo lavoro nascono le Perle d'Alta Quota: Pinot Nero, Chardonnay e Sauvignon coltivati in vigneti d'altitudine, dove il clima fresco e le escursioni termiche favoriscono maturazioni lente, precisione aromatica e una sorprendente capacità evolutiva. Sono vini che raccontano un volto meno conosciuto della viticoltura veronese, nel quale l'altitudine diventa uno straordinario alleato dell'eleganza e della longevità.

Nell'Alta Valpolicella orientale prendono forma anche i grandi rossi di Tenuta Scajari. La ventilazione costante mantiene sane le uve e accompagna un appassimento naturale nel fruttaio, senza forzature. Nascono così Amarone della Valpolicella e Valpolicella Superiore capaci di coniugare struttura, freschezza, intensità aromatica e profondità minerale, interpretando il territorio con uno stile misurato e lontano dagli eccessi. La stessa cultura dell'attesa accompagna gli eleganti Metodo Classico e le preziose Gocce Nobili. Negli spumanti, pazienza e cura quotidiana trasformano il tempo sui lieviti in finezza e armonia; nel Recioto, l'appassimento concentra profumi e dolcezza dando vita a un vino avvolgente, capace di raccontare il valore delle cose rare. Dal Recioto Metodo Ancestrale ai grandi vini bianchi da invecchiamento, il tempo continua a essere il filo invisibile che unisce ogni espressione della cantina.

Da quindici generazioni la famiglia Gini dimostra che il tempo è il più prezioso interprete del vino. Dalle vigne storiche del Soave Classico ai paesaggi incontaminati di Tenuta Scajari, ogni bottiglia nasce dall'incontro tra natura, esperienza e una pazienza che solo le grandi famiglie di viticoltori sanno custodire. Dal Soave Classico all'Alta Valpolicella orientale, Gini continua a interpretare il vino con la stessa filosofia che accompagna la famiglia dal 1570. I grandi Soave, i cru storici Contrada Salvarenza e La Froscà, gli Amarone e i Valpolicella di Tenuta Scajari, le Perle d'Alta Quota, i Metodo Classico e i preziosi Recioto raccontano un unico patrimonio fatto di territorio, biodiversità e tempo. È questa straordinaria coerenza, custodita attraverso quindici generazioni, a rendere Gini una delle espressioni più autentiche e autorevoli della viticoltura italiana.

Conservazione
  • Conservare in luogo fresco e asciutto
Politica di Reso

Il reso dei prodotti è possibile fino a 14 giorni dal ricevimento della merce. Maggiori informazioni sulle modalità nella pagina Diritto di Recesso